Liceo Linguistico-Scientifico Statale "Cuoco-Campanella" - Napoli

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risposta al sottosegretario all'istruzione Davide Faraone da parte dei docenti del Liceo "Cuoco - Campanella" di Napoli

Liceo Scientifico Linguistico Statale Cuoco-Campanella di  Napoli

Riflessioni del Collegio dei docenti e dell’Assemblea dei lavoratori

sul documento “La buona scuola” proposto dal governo Renzi.

 

Il giorno 18 novembre 2014 gli insegnanti delLiceo Scientifico Linguistico Statale Cuoco-Campanella di Napoli si sono riuniti nel Collegio dei docenti, nell’ambito del quale hanno anche discusso in merito alla proposta di riforma “LA BUONA SCUOLA”.

A seguito dell’ampio dibattito svolto sull'argomento nell’assemblea sindacale del 30/09/2014 e dell'analisi della brochure pubblicata il 3/09/2014 dal Ministero dell’Istruzione, il Collegio e l’Assemblea

rilevano

che l'operazione, tesa ad aggirare sia la discussione parlamentare sia la consultazione delle parti sociali, attraverso una consultazione diretta telematica degli studenti, delle famiglie e degli insegnanti, presenta evidenti rischi di banalizzare le complesse problematiche del mondo della scuola.

Il documento “La buona scuola”, nel proporre in 12 punti il rinnovamento del sistema scolastico, è improntato ad una comunicazione d'impatto che, anziché analizzare e argomentare, enuncia suggestioni che strumentalizzano le carenze attuali della scuola – dovute soprattutto all'insufficienza dei finanziamenti – per lanciare ipotesi di soluzione avventuristiche in quanto prive di riscontri concreti della loro efficacia.

Nel dettaglio:

  • ·           Il piano di stabilizzazione di 150.000 precari – peraltro doverosa in base alla direttiva europea 70/99 - non indica le modalità di reperimento delle risorse necessarie; inoltre per i docenti che confluirebbero nell'”organico funzionale” si prefigurano un utilizzo contrario sia al rispetto delle esigenze di vita del lavoratore (mobilità coatta addirittura su altre regioni, utilizzo su numero indefinito di scuole entro la “rete assegnata”) sia alla qualità dell'insegnamento (continuità didattica e specificità dell'area disciplinare)
  • ·           La sostituzione degli scatti di anzianità con “scatti di competenza”  è contraria alla libertà di insegnamento (Costituzione, art. 33) e al diritto del lavoratore ad una retribuzione “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (Costituzione art. 36), in quanto essa condiziona il mantenimento del potere d'acquisto del salario allo svolgimento di attività aggiuntive, diverse dall'insegnamento, ed al giudizio formulato dal Capo di Istituto che, oltre a essere in conflitto d'interesse, non è ancorabile a parametri oggettivi di valutazione in quanto l'insegnamento e l'apprendimento non sono misurabili; inoltre mortifica quell'esperienza che costituisce un valore aggiunto indiscutibile nell'insegnamento come in qualsiasi altro lavoro qualificato;
  • ·           Una progressione di ”carriera” che a priori esclude 1/3 dei docenti e nel tempo produce un divario retributivo sempre più ampio tra docenti “meritevoli” che svolgono attività estranee alla classe e docenti che si dedicano solo all'insegnamento introduce nella scuola una competizione che confligge con le esigenze di collaborazione e solidarietà insite nei processi educativi e rischia di allontanare e demotivare i docenti migliori, quelli la cui azione è determinata da motivazioni intrinseche (passione per il proprio lavoro) anziché estrinseche (interesse economico);
  • ·           La formazione obbligatoria, oltre che del tutto inefficace, è contraria alla libertà di insegnamento; non scaturendo da un'esigenza formativa del lavoratore, mira a condizionarne l'operato verso metodi e pratiche non condivisi, e genera rendite per un mercato fortemente esposto a derive clientelari. In tale contesto, il documento introduce il ruolo di “innovatori naturali”, definito “cruciale”, riferito a figure che dovranno avere la possibilità di concentrarsi sulla formazione. A fronte della necessità di un approccio concreto che sia mirato alla messa a punto di un piano che coniughi esigenze di formazione individuali e collettive e risorse professionali ed economiche e, contestualmente, al reperimento di risorse per la formazione, il documento attribuisce un ruolo strategico ad una figura “metafisica” (chi è l’innovatore naturale, come si individua?).
  • ·           L'esposizione telematica di un portfolio dei singoli docenti, oltre a non offrire alle famiglie elementi per un giudizio ragionato sulla professionalità dei docenti, alimenta una concezione commerciale e pubblicitaria dell'insegnamento, che contrasta la funzione educativa della scuola e trasforma l'apprendimento in una merce da conformare alle richieste del mercato
  • ·           Il rafforzamento dei poteri dei Capi di Istituto, che giunge fino a poter scegliere a loro discrezione e senza alcuna tutela dei diritti dei lavoratori il personale della scuola e le mansioni da assegnare a ciascuno, trasforma la scuola a tutti gli effetti in un'azienda a immagine e somiglianza del Capo di Istituto, annullando di fatto la dimensione collegiale ed esponendo il sistema a pericolosissime derive autoritarie e clientelari, fino a compromettere del tutto il funzionamento del sistema. Si tratta di un sistema poco trasparente, opinabile nei criteri e lesivo delle libertà di insegnamento.

·          L’ingresso nel finanziamento della scuola di fondazioni, imprese, associazioni, ecc., che si accompagna al ritiro dello Stato – non più tenuto a garantire un servizio scolastico uniforme attraverso la fiscalità generale -  condiziona l'insegnamento ad interessi privati.. L'istruzione, come la sanità e la giustizia, deve restare pubblica e lo Stato deve costituzionalmente assumersi l'onere dell'ausilio agli studenti più meritevoli e/o disagiati. Pur riconoscendo talvolta al privato una natura sociale, si deve affermare con forza che la scuola deve essere laica, libera, gratuita, aperta a tutti senza differenze né di etnia, né di credo, né di sesso. L’eventuale contributo offerto dal privato deve essere assolutamente disinteressato: il privato non può e non deve partecipare alla valutazione di scuole e docenti. Scopo prevalente del privato è il profitto, scopo della scuola è la formazione culturale, civica, umana e professionale del giovane.

Pertanto il Collegio e l Assemblea giudicano negativamente il documento e ne chiedono il ritiro immediato.

Si chiede inoltre:

·         l’impegno del governo per un serio ed urgente piano di investimenti nella scuola statale;

·         l’assunzione immediata, già dal corrente anno scolastico degli insegnanti precari;

·         il miglioramento delle strutture scolastiche e la loro messa in sicurezza;

·         il reintegro dei fondi sottratti per l’offerta formativa (ancora meno del 50%).

 Si rivendica:

·         il rinnovo del contratto e la restituzione degli scatti di anzianità;

·         lo sbocco dei pensionamenti.

L’Assemblea e il Collegio si impegnano:

·         a organizzare ulteriori momenti di confronto anche con insegnanti di altre scuole;

·         a coinvolgere i sindacati in azioni unitarie di rivendicazione dei diritti lesi e per la richiesta al governo di ritirare il piano “la buona scuola”.

 

La mozione viene approvata in Assemblea e in Collegio a plessi unificati.

Napoli, 30/09/2014 e 18/11/2014 

Futuro remoto

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Quanto lavora un insegnante

Date delle prove Invalsi 2015

 

  • 5 maggio 2015: prova preliminare di lettura (II primaria) e prova d’Italiano (II e V primaria);
  • 6 maggio 2015: prova di Matematica (II e V primaria) e questionario studente (V primaria);
  • 12 maggio 2015: prova di Matematica, prova d’Italiano e questionario studente (II secondaria di secondo grado);
  • 19 giugno 2015: prova di Matematica, prova d’Italiano (III secondaria di primo grado – Prova nazionale all’interno dell’esame di Stato).
Allegati:
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